Lean Startup e l'equivoco della leggerezza del fallimento

Lean Startup e l'equivoco della leggerezza del fallimento

Lo scorso w.e. sono stato per la terza volta tra i mentor della Lean Startup Machine (LSM). E' stata ancora una volta una bella esperienza, una tre giorni faticosa come sempre ma come le volte precedenti ne è valsa la pena. Interessanti i partecipanti, utilissime le conversazioni con loro e con gli altri mentor e meritevoli di ulteriore sviluppo alcuni dei progetti.

Come le altre volte e come quasi sempre quando mi trovo a insegnare le metodologie Lean o applicarle come consulente e designer, rilevo come rimanga un equivoco che merita di essere chiarito: fallire non solo non è bello, ma non è per nulla necessario. So bene che molti non concorderanno con me, con argomentazioni anche sostenibili, quindi provo a spiegare meglio la mia posizione.

Il motto della Lean Startup Machine, ancora prima del famoso "Get out of the buinding" è "Fail Fast. Succeed Faster". per ragioni che trovo sempre insostenibili, il motto viene spessissimo utilizzato per giustificare una sorta di "metodo sperimentale" nel business come in altri contesti di problem-solving, basato su approssimazioni successive alla soluzione corretta.

Non vi sto a raccontare quante volte - in contesti di startup come di aziende consolidate e consolidatissime - ho sentire dire "partiamo lean, poi aggiustiamo il tiro mano a mano che arrivano le verifiche di cosa funziona e cosa no...". Sono momenti nei quali non dico mi prenda l'orrore, ma quasi.

Quel "Fail Fast" è invece - lo ripeto sempre - un invito ad usare tutti gli strumenti di validazione *prima* di andare in produzione, prima di presentasi al mercato, prima di proporsi a clienti ed utenti. Non fa differenza se si tratta di una nuova auto, una giacca anti pioggia, del software o un servizio pubblico: fallire non solo non è mai bello ed è estremamente costoso, ma assolutamente non è necessario. Nell'epoca del design, del service design in particolare, il successo dovrebbe e potrebbe essere guidato dalla corretta progettazione e validazione. E su entrambi i fronti esistono ormai metodi e strumenti potentissimi, alla portata di chiunque abbia voglia di impararli.

Eppure, la storia degli ultimi anni continua ad essere costellata di prodotti che nessuno vuol comprare, servizi offerti a chi non ne ha bisogno (così come servizi offerti alle persone giuste, ma che non funzionano per quelle persone) e che hanno nel tempo bisogno di molti aggiustamenti, riprogettazione e nuovi esperimenti. Un dispendio di energie che davvero non trova giustificazione.

Alla prima occasione voglio provare a presentare un altro motto, meno a rischio di errore di interpretazione: "Design Better. Validate Fast. Succeed Faster". Io ho visto che funziona meglio.