Errori ben riusciti. Errori fatti con metodo.

Errori ben riusciti. Errori fatti con metodo.

Siamo ormai abituati a progettare ogni cosa nei minimi dettagli, cercando di ridurre al minimo gli errori, se possibile a zero.

Ma quante volte, da un errore, sono nate grandi scoperte, invenzioni rivoluzionarie o creazioni artistiche di grande valore? Dobbiamo molta della salute delle ultime generazioni ad una finestra lasciata aperta (conoscete la storia di Fleming e della penicillina?), un dolce fantastico come i brownies alla dimenticanza del lievito in una torta al cioccolato, probabilmente la birra a delle granaglie lasciate alla pioggia in un vaso aperto. Decine, centinaia di altre cose fantastiche - in molti campi - ad errori, dimenticanze, casi fortuiti, coincidenze casuali.

Fortuna? Ammesso che esista (in positivo e negativo), la fortuna, "il caso" vanno coltivati con metodo. Metodo vuol dire soprattutto pianificare i passaggi progettuali e tenere traccia di ogni fase progettuale, decisione e verifica. Che è purtroppo la parte di attività di "documentazione" più noiosa e meno gratificante. Quante riunioni di progetto portano a scelte condivise del tema, scelte delle quali però poi non si riesce a ricostruire - indipendentemente dal risultato positivo o negativo - motivazioni e paternità?

Se una scelta apparentemente sbagliata, un errore casuale, un difetto di valutazione... portassero poi ad un risultato eccellente? Si sarebbe a posteriori in grado di riprodurre la cosa? Per la nostra esperienza, il più delle volte no, non è possibile se non con lunghe e complicate operazioni di "reverse-engineering". A meno che, come dicevamo, non si sia curata anche quella attività di raccolta e documentazione passo-passo che non è divertente, non è gratis, ma può fare la differenza.

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Nella foto, Brownies, courtesy of Andrea Ciufo @uomodlamansarda